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I Diari di Morgan - Le macchine di Jacobs

di Giorgio Pezzin Le macchine di Jacobs avevano funzionato per molti anni all'interno di una serie di tetri capannoni che formavano una delle prime fabbriche della regione, nella seconda metà del secolo scorso. Di architettura vagamente gotica, i capannoni erano neri e fuligginosi con grandi finestre chiuse da inferriate e dai vetri sporchi, oltre i quali era tutto un baluginare di fiamme e di fumo. Dall'interno uno stridio di meccanismi in movimento, clangori, urti e ansiti come se mille mostri vi fossero chiusi dentro prigionieri e sforzassero per uscire. E mostri erano quelle macchine: gigantesche vaporiere sbuffanti che muovevano ciclopiche pulegge; ingranaggi digrignanti denti mostruosi che si incastravano senza fine stritolando il minerale che poi finiva nelle bocche fumanti dei forni; che lo vomitavano rosso e ardente negli stampi dove rattrappiva, sfrigolava e infine si pietrificava come preda di un infernale incantesimo. In mezzo ai vapori e ai ru...

Il Portatore dell'Aquila - Cap. 1

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Capitolo 1 Attacco sul Fiume “Libera nos, domine, a furore normannorum!” (Liberaci, o Signore, dalla furia degli uomini del nord). Era buio e freddo. Solo un quarto di luna illuminava un cielo striato di nubi. Si sentiva lo sciabordio dell'acqua sulla riva del fiume, per il resto invisibile per il denso tappeto di nebbia che lo ricopriva nascondendo l'altra riva. Sopra la nebbia apparve la testa di un drago. La testa si ingigantì, avanzando decisa e terribile pur nella rigidità del legno scolpito. La prua del drakkar uscì del tutto dal banco di nebbia, rivelando man mano l'intera nave che scivolava sull'acqua spinta dalla forza silenziosa di decine di remi. Un'altra nave, simile alla prima, apparve a sua volta dietro di quella. Dalle due navi non giungeva alcun rumore, i rematori piegati sui remi trattenendo persino lo sbuffare della fatica. Come due giganteschi millepiedi, i due lunghi scafi scivolarono silenziosi verso la piccola spiaggia e il molo, che segnavano ...

Il Portatore dell'Aquila - Cap. 2

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Cap. 2 Una trappola? Approfittando della nebbia che ancora saliva dal fiume per allontanarsi indisturbate, le due navi lunghe erano rimaste comunque all'interno della foce del fiume che avevano risalito durante la notte e che portava al villaggio obiettivo della razzia. Poiché la zona era ricca di pericolosi banchi di sabbia, le due navi avevano sostato nei pressi di una bassa isola al centro del canale principale, attendendo la marea favorevole e la luce del nuovo mattino per puntare verso il mare aperto. L'isola era fangosa, disabitata e cosparsa di canneti e nessuno avrebbe potuto attaccarli laggiù per tentare qualche improbabile rappresaglia. I vichinghi erano rimasti a bordo delle navi, approfittando della sosta per dormire e riposarsi dopo l'azione, sistemando meglio a bordo il bottino. Il pennone, il lungo palo orizzontale che normalmente serviva a sostenere la vela, era stato disposto lungo l'asse di ciascuna nave e su si esso la vela era stata disposta a formar...

Le Avventure di Robin & Mary - I Personaggi

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Robin e Mary sono i due protagonisti principali di queste storie. Giovani, belli, combattivi, lavorano nello stesso giornale. Lui esperto reporter, lei solo apprendista, per il momento, ma ambedue pronti a lanciarsi nelle avventure più strane e imprevedibili. Ecco qui sotto una veduta de IL FULMINE , il  loro giornale, sempre primo sulle notizie: poteva avere un nome più appropriato? Proprio nel centro della loro città si trova la Collina di Colleverde , un luogo bellissimo conservato com'era una volta grazie alla presenza di un vecchio convento di frati. Grazie alla loro opera instancabile la collina è rimasta un polmone verde a beneficio dell'intera città. Bel posto, vero? Questa qui sotto è una veduta da vicino del convento di Colleverde , sistemato sul lato della collina più vicino al fiume e tenuto in ordine quasi maniacale dai pochi frati che sono rimasti. Occuparsi di tutto non è un lavoro da poco, credetemi. ...

Il Portatore dell'Aquila - Cap. 3

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Cap. 3 La tempesta Un'ora dopo, levatasi la foschia del mattino, le navi lasciarono l'isola di sabbia e puntarono verso il mare, mentre l'aria più chiara e un pallido sole lasciavano sperare una giornata tiepida, dopo i rigori dell'inverno recente. C'era poco vento, per cui i vichinghi diedero mano ai remi per immettere le navi nella corrente di marea diretta verso la foce. Presto furono in mare aperto e allora occorse fare forza sulla voga perché, per bordeggiare la costa come aveva indicato Bjorn, occorreva vincere una brezza contraria che aveva cominciato a sollevare onde brevi e fastidiose a tre quarti di prua, che inzuppavano tutti quelli che erano a bordo. Come sempre, in quelle condizioni, metà dell'equipaggio lavorava curvo sui remi e l'altra metà sgottava l'acqua che entrava dal basso bordo e si accumulava sul fondo della nave, poche decine di centimetri sotto il tavolato dell'unico ponte. A poppa, in piedi sul lato opposto del timoniere, Bj...